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IL VOLONTARIATO AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

I volontari che prestano servizio all’interno dell’ospedale, in prima fila gli associati dell’Avo, con l’arrivo del Coronavirus hanno dovuto sopportare un trauma psicologico e organizzativo, tale da mettere in discussione, addirittura, la natura, lo scopo e la sopravvivenza della propria Associazione. Erano in gioco tre fattori interdipendenti: l’organizzazione ospedaliera, i pazienti del tutto particolari per gravità e scarsità di esperienza terapeutica e il volontariato. Del tutto particolare la figura del volontario, sanitario dimezzato, con oneri, doveri ed esposizione pari al personale sanitario. La sua scelta, la sua personale vocazione nasce dal desiderio di stare accanto al malato, di essere di aiuto nel superamento dell’isolamento e della solitudine, di offrire amicizia e simpatia, di favorire la riscoperta dei valori della vita, di regalare serenità al malato, di umanizzare la degenza ospedaliera, quasi valore aggiunto alla terapia.

Il volontario trova apprezzata accoglienza nelle corsie ospedaliere, soprattutto in questi ultimi momenti, quando sembrano prevalere gli interessi personali, la scarsa valutazione del malato e dell’anziano (non più soggetti produttivi), quando le stesse aziende ospedaliere sembrano avere imboccato la logica e le dinamiche della “sana” economia, lasciando, in secondo piano, le esigenze della persona. Il volontariato Avo sta cercando di aggiornare lo stile del suo servizio, in relazione alle mutate dinamiche dell’iter terapeutico, attraverso l’aggiornamento, l’educazione continua, il compattamento del gruppo, l’uniformità della presenza di servizio, la disponibilità dovunque si presentino situazioni di disagio. In questo momento di crescita, di rinascita del servizio di volontariato, è arrivato il “mostro”, imprevisto, sconosciuto, che ha scompaginato e messo in crisi tutto il mondo sanitario.

Vero demone dell’era moderna, che ha infettato il mondo intero e minaccia di rimanere tra noi ancora per molto tempo. Con una doppia aggravante di poter generare, fra breve, altri nefandi fratelli subdoli e imprevedibili, contro una società mondiale impreparata e sicuramente autolesionista. E’ arrivata la prima conseguenza per i volontari: uno stop obbligato, totale, non alternativo di ogni attività, di ogni servizio, di ogni presenza in ospedale. Un vero dramma psicologico e un conflitto tra la grande disponibilità, che anima ogni volontario, a fronte del bisogno reale di persone in particolare disagio, per malattia e per età, costrette alla forzata solitudine, a convivere e combattere contro il “mostro” sconosciuto che ruba il respiro e l’esistenza, avendo a disposizione un letto, una flebo, un respiratore, ma non il conforto di un familiare o di un amico.

Sofferenza fisica, psicologica, esistenziale per il paziente, ma contemporaneo disagio umano per il volontario impotente. Come in ogni guerra, anche l’attuale pandemia sarà superata e allora la sanità pubblica e privata, l’assistenza territoriale, l’attività delle residenze per anziani, come pure la natura delle associazioni di volontariato dovranno raccogliere i cocci e gli insegnamenti di questa terribile esperienza. Lasciando perdere i facili slogan che ci arrivano dai mezzi di comunicazione, che suggeriscono che niente sarà come prima, sicuramente alcune strategie e scelte operative, in campo socio-sanitario, andranno profondamente riviste: solo un nuova cultura della persona e del prossimo dovrebbe restare come monito e vero messaggio del Coronavirus.

Per quanto riguarda l’orticello del volontariato, l’esperienza vissuta ci dovrà aiutare a capire ed apprezzare:
– Il valore dell’aiuto e del servizio alla persona e al prossimo in difficoltà,
– L’importanza della sintonia, della collaborazione con gli enti sanitari preposti,
– Volontariato significa dono di solidarietà umana e sociale.
Nella speranza di ricordare almeno un aspetto positivo del Coronavirus!
Coraggio, volontari, sta per ritornare, più che mai attuale e importante, il nostro momento!

Cinzia Marella
Presidente Avo Mirano