Passa al contenuto principale

FILARMONICA: STORIA DI UNA MASCOTTE E DI UNA FAMIGLIA DI MAESTRI VETRAI

Qualche tempo fa mi era stato commissionato da parte della Filarmonica di Mirano, l’incarico di trovare un oggetto artistico di cui omaggiare di volta in volta Autorità, Suonatori, Collaboratori, Formazioni musicali gemelle…. sarebbe poi potuto diventare mascotte e portafortuna dell’Associazione di musica. Attivata la rete di conoscenze in breve mi ritrovai a suonare a un portone di un grigio capannone anonimo, addossato ad altri della stessa fattura, trovato con qualche fatica secondo le informazioni datemi, in un angolo periferico, del vicino centro storico di Noale. Sopra l’entrata, quasi invisibile, con i caratteri disassati, che sembravano quasi cadere, si leggeva la scritta “Fami. Lamp”, acronimo che mi sarebbe stato in seguito tradotto “Famiglia Lampadari”. Venne ad aprirmi una persona anziana, la quale, dopo un cenno di saluto, mi invitava a rivolgermi a un giovane adulto, poco lontano occupato davanti a un forno elettrico. Il “portinaio”, senza parlare, mentre aspettavo che si liberasse l’interlocutore indicatomi, si sedette, dietro un vicino tavolo sopra il quale c’erano delle statue colorate in miniatura (pastori, animali da cortile, angeli, palm…),che ricordavano quelle di San Gregorio Armeno, questa volta di vetro e non di terracotta. Subito portava con un attrezzo in ferro una bacchetta di vetro davanti alla fiamma di un cannello, fondendola in una poltiglia che velocemente sagomava con una pinza in una delle statuine, di cui alla raccolta esposta in bella vista. Aspettando che si liberasse il lavoratore con il quale dovevo interloquire, colui che avevo appena realizzato essere un ex esperto maestro vetraio, il quale ora si dilettava nell’hobby delle piccole creazioni artistiche, si presentò come il padre di due figli, che lavoravano con lui e ai quali aveva trasmesso la passione della lavorazione artigianale del vetro.

Sciolti l’imbarazzo e la discrezione del primo incontro, il patriarca si scioglieva nella sua storia lavorativa, che emergeva come un fiume carsico, da quando aveva mosso i primi passi a Murano, in una delle fornaci della città. Mi disse che nell’isola lagunare aveva lavorato presso la Ditta Cenedese e che presto aveva maturato un’autonoma capacità professionale, tanto da azzardare di mettersi in proprio spostandosi in terraferma. Alla fine era venuto a capo di un centinaio di dipendenti, parte dei quali addetti alla lavorazione del vetro e parte alla commercializzazione del prodotto. Gli ordinativi nazionali ed esteri andavano bene, come pure i bilanci annuali. Poi vennero le crisi economiche, la concorrenza Cinese, l’appesantimento burocratico, i costi del personale e la disaffezione dei giovani per quel mestiere, tanto che l’allora imprenditore- artigiano si decise a ridurre drasticamente il numero degli addetti ai lavori, fino a darsi un’organizzazione familiare. I due figli erano diventati adulti e capaci di affiancare prima e sostituirsi poi al padre nella conduzione dell’azienda, specializzatasi nella produzione di lampadari, ognuno tassativamente fatto a mano. In quel poco tempo che ascoltavo mi veniva in mente la politica economica del Paese che, anziché aiutare tempestivamente le eccellenze del territorio, si muoveva come si muove a Venezia il pilota del vaporetto quando, per attraccare al pontile, mette in atto quanto gli grida il suo marinaio “avanti piano quasi indietro !!”. La tradizione artistica in questo caso era salvata, ma a quale prezzo! Il figlio del decano che nel frattempo si era avvicinato mi riportava alla ragione della mia venuta. Ne approfittai subito per esporgli il progetto di cui ero latore, facendogli vedere il logo della Banda a cui avrebbe dovuto ispirarsi.

Il simbolo dell’associazione musicale era rappresentato da un suonatore di tamburo in sfilata, dono dell’illustre concittadino Carlo Preti, grafico e pittore, recentemente scomparso. Il giovane, per niente sorpreso, coglie al volo l’idea e propone una targa di vetro trasparente e il disegno stilizzato del “tamburino” in oro su uno sfondo celeste acquamare e la scritta sottostante Filarmonica di Mirano. Dal 1858 come individuazione del complesso musicale e la data della sua nascita. Dopo pochi giorni la tavoletta artistica di vetro di Murano veniva approvata dai maggiorenti della Filarmonica e le prime copie date in omaggio di lì a poco, in occasione del Concerto di Natale 2022 nel Teatro Comunale, con un pubblico ritrovato delle grandi occasioni ante Covid19. Alla manifestazione, era presente la nuova Giunta Comunale con il Sindaco Tiziano Baggio per testimoniare la vicinanza e l’incoraggiamento all’ Associazione artistica, rinata circa 40 anni fa, grazie alla determinazione dell’ex Sindaco di Mirano, Gioacchino Gasparini, al quale è dedicata la Casa della Musica. La breve cerimonia di consegna delle mascottes al Sindaco per l’Amministrazione Comunale e ai tre musicisti, per la loro poliennale fedeltà alla Banda, Primo Borriero (clarinettista), Benito Ruzzante e Gabriele De Nadai (trombettisti), è stata accompagnata da uno Standing Ovation da parte del pubblico beniamino. La tavoletta artistica era diventata ufficialmente così la Mascotte e il porta fortuna della Banda Cittadina.

Sandro Artusi