“Il calcio A5 è propedeutico al calcio A11 basta praticarlo fin da piccoli”
ASD MM al Pozzo C5 da molti mesi sta cercando di informare le società di calcio dilettanti del comprensorio Miranese per portare avanti un progetto di scuola calcio ma fino ad ora il risultato è una totale disinteresse.
Uno dei problemi del calcio in Italia è la scarsa tecnica degli atleti. I ragazzi di 12-18 anni sono scarsi nel compiere questi gesti: dribbling, colpo di testa, tiro, palleggio, utilizzo di entrambi i piedi.
Sono convinto che una giusta soluzione sia, nelle scuole calcio delle società dilettanti, proporre il calcio a 5, facendo giocare i bambini in spazi ridotti. Un atleta di calcio a 5 può giocare a calcio a 11, non sempre è vero il contrario: il calcio a 5 e quello a 11 sono due sport che hanno, da piccoli, molti punti in comune, mentre crescendo percorrono strade diverse. Il calcio a 5 è propedeutico al calcio a 11 ed è importante praticarlo fin da piccoli, nel settore giovanile, come avviene in Spagna e Brasile. Come Dirigente Sportivo devi conoscere i benefici del Calcio a 5 per i bambini, che frequentano la scuola calcio della tua società. Tanti e diversi sono i pregi della pratica sportiva del calcio a 5 nel settore giovanile:
• migliora la tecnica e la tattica individuale;
• migliora il dominio della palla, perché si gioca su distanze minime, che condizionano maggiormente l’esecuzione e obbligano il bambino a pensare e decidere più velocemente, così da adattarsi, molto prima, al gioco;
• non obbliga a posizioni fisse, che possono essere un limite per il bambino, ognuno può spostarsi di continuo e provare diversi ruoli;
• il bambino tocca di più la palla, ha così modo di migliorare più rapidamente nel gioco individuale e collettivo, migliora le capacità fisiche e coordinative;
• in spazi ristretti, si segna molto di più e segnare molte reti procura gioia e soddisfazione, aumenta l’autostima;
• nel calcio a 5, di fatto, manca il centrocampo, e allora si imparano più velocemente la fase d’attacco (fare gol) e quella di difesa (non prenderlo). Avviene anche, per gli spazi ristretti e l’esiguo numero di giocatori, che le situazioni importanti accadono più di frequente, così anche l’allievo meno dotato, col tempo, impara;
• migliora i tempi di smarcamento;
• obbliga i giovani ad apprendere il controllo orientato, controllo e protezione, avere grande velocità di pensiero;
La moderna formazione dei tecnici del settore giovanile deve comprendere una solida base di conoscenze interdisciplinari e polisportive. Non si può proporre lo sport a un bambino, come fosse un adulto in miniatura, facendolo giocare molto presto 11 contro 11. I bambini di una scuola calcio (5-12 anni) si sono trovati per molti anni, e si trovano ancora, a giocare in condizioni difficili, in campi troppo grandi e così via, e comunque non adatte alle loro caratteristiche fisiche, mentali, emozionali e di relazione tipiche di queste età. Il calcio a 5 diventa propedeutico per il calcio a 11 e bisogna cominciare a insegnarlo e farlo praticare nel settore giovanile, così come accade in altri Paesi, dove la tecnica nel calcio la fa da padrona. Ed allora si devono “educare” le società sportive a praticarlo nella scuola calcio, a rendere magari obbligatorio un allenamento alla settimana. E’ proprio guardando le esperienze positive degli altri, che puoi meglio comprendere l’importanza di far praticare, nel settore giovanile, il calcio a 5, utile un domani per il calcio a 11. In Spagna il calcio a 5 è molto importante, è lo sport più praticato a scuola. I tornei scolastici sono altamente competitivi e rappresentano la quasi totalità dell’attività giovanile: Iniesta e Xavi sono due giocatori che, da piccoli, hanno praticato per anni il calcio a 5. In Brasile il futsal è molto popolare ed i campionati giovanili sono molto diffusi, perché sono gestiti anche dalla federazione. Quasi tutte le società professionistiche alternano, nel proprio settore giovanile, il calcio a 5 e quello a 11. Per formare il calciatore di livello, occorre arrivarci per gradi. Si deve partire dal 3 contro 3 e adattare i modelli di prestazione alle caratteristiche psico-fisiche dei bambini in età evolutiva. Il suo motto è: giocare per imparare dai 5 ai 9 anni e imparare a giocare dai 10 ai 14 anni. Questi concetti rappresentano i cardini della sua filosofia, orientata non tanto alla costruzione del talento precoce, bensì offrire ad ognuno la possibilità di esprimere il massimo del proprio potenziale personale, senza fretta, nel rispetto dei tempi di sviluppo individuali. Come dirigente sportivo rifletti se il calcio a 5, per le sue caratteristiche, riesce a colmare queste esigenze. Poi decidi se farlo praticare nell’attività di base della tua società, in quanto propedeutico per il calcio a 11. L’importanza che ha avuto il calcio di strada. L’età giusta per iniziare campionati competitivi è quella dei 12 anni, perché sono i ragazzi a richiederlo. Il tecnico deve facilitare il gioco e non essere l’attore principale, essere innovativo per raggiungere un livello di miglioramento successivo. Non può fare solo quello che ha sempre fatto e deve far suo questo concetto: il miglior allenatore del mondo è il gioco del calcio stesso. I bambini vengono allenati in maniera eccessiva, spesso sono per gli allenatori tele bianche da riempire, invece occorre capire che i giovani hanno un incredibile potenziale e un’intelligenza da stimolare, dalla quale attingere. L’allenatore deve utilizzare le partite facilitate, tramite le quali i bambini scoprono, da soli, i segreti del gioco e devono creare un ambiente nel quale i giovani crescono in modo naturale. Così facendo, i giovani migliorano l’intelligenza tattica, che diventa la caratteristica più importante di un giocatore di calcio. Senza intelligenza tattica, il giocatore forte o veloce perde molto del suo potenziale. Viceversa con l’intelligenza tattica, il giocatore piccolo può superare ogni avversario. L’intelligenza tattica è la capacità di leggere la partita e prendere le migliori decisioni nei tempi più rapidi possibili. Segreti in pillole:
1 Proporre il calcio a 5 nella scuola calcio migliora la tecnica dei bambini
2 Sviluppare il calcio a 5 in ambito scolastico, sfruttando gli spazi ricreativi
3 Il calcio a 5 è propedeutico al calcio a 11. Migliora l’intelligenza tattica dei bambini, soprattutto se l’istruttore li lascia liberi di giocare e non si impone di continuo.
Se sei un dirigente sportivo, rifletti se il calcio a 5, per le sue caratteristiche, riesce a colmare queste esigenze. Poi decidi se farlo praticare nell’attività di base della tua società, ne gioverà il gioco della società e di tutti i giocatori coinvolti.
Giorgio Pesce
• migliora la tecnica e la tattica individuale;
• migliora il dominio della palla, perché si gioca su distanze minime, che condizionano maggiormente l’esecuzione e obbligano il bambino a pensare e decidere più velocemente, così da adattarsi, molto prima, al gioco;
• non obbliga a posizioni fisse, che possono essere un limite per il bambino, ognuno può spostarsi di continuo e provare diversi ruoli;
• il bambino tocca di più la palla, ha così modo di migliorare più rapidamente nel gioco individuale e collettivo, migliora le capacità fisiche e coordinative;
• in spazi ristretti, si segna molto di più e segnare molte reti procura gioia e soddisfazione, aumenta l’autostima;
• nel calcio a 5, di fatto, manca il centrocampo, e allora si imparano più velocemente la fase d’attacco (fare gol) e quella di difesa (non prenderlo). Avviene anche, per gli spazi ristretti e l’esiguo numero di giocatori, che le situazioni importanti accadono più di frequente, così anche l’allievo meno dotato, col tempo, impara;
• migliora i tempi di smarcamento;
• obbliga i giovani ad apprendere il controllo orientato, controllo e protezione, avere grande velocità di pensiero;
La moderna formazione dei tecnici del settore giovanile deve comprendere una solida base di conoscenze interdisciplinari e polisportive. Non si può proporre lo sport a un bambino, come fosse un adulto in miniatura, facendolo giocare molto presto 11 contro 11. I bambini di una scuola calcio (5-12 anni) si sono trovati per molti anni, e si trovano ancora, a giocare in condizioni difficili, in campi troppo grandi e così via, e comunque non adatte alle loro caratteristiche fisiche, mentali, emozionali e di relazione tipiche di queste età. Il calcio a 5 diventa propedeutico per il calcio a 11 e bisogna cominciare a insegnarlo e farlo praticare nel settore giovanile, così come accade in altri Paesi, dove la tecnica nel calcio la fa da padrona. Ed allora si devono “educare” le società sportive a praticarlo nella scuola calcio, a rendere magari obbligatorio un allenamento alla settimana. E’ proprio guardando le esperienze positive degli altri, che puoi meglio comprendere l’importanza di far praticare, nel settore giovanile, il calcio a 5, utile un domani per il calcio a 11. In Spagna il calcio a 5 è molto importante, è lo sport più praticato a scuola. I tornei scolastici sono altamente competitivi e rappresentano la quasi totalità dell’attività giovanile: Iniesta e Xavi sono due giocatori che, da piccoli, hanno praticato per anni il calcio a 5. In Brasile il futsal è molto popolare ed i campionati giovanili sono molto diffusi, perché sono gestiti anche dalla federazione. Quasi tutte le società professionistiche alternano, nel proprio settore giovanile, il calcio a 5 e quello a 11. Per formare il calciatore di livello, occorre arrivarci per gradi. Si deve partire dal 3 contro 3 e adattare i modelli di prestazione alle caratteristiche psico-fisiche dei bambini in età evolutiva. Il suo motto è: giocare per imparare dai 5 ai 9 anni e imparare a giocare dai 10 ai 14 anni. Questi concetti rappresentano i cardini della sua filosofia, orientata non tanto alla costruzione del talento precoce, bensì offrire ad ognuno la possibilità di esprimere il massimo del proprio potenziale personale, senza fretta, nel rispetto dei tempi di sviluppo individuali. Come dirigente sportivo rifletti se il calcio a 5, per le sue caratteristiche, riesce a colmare queste esigenze. Poi decidi se farlo praticare nell’attività di base della tua società, in quanto propedeutico per il calcio a 11. L’importanza che ha avuto il calcio di strada. L’età giusta per iniziare campionati competitivi è quella dei 12 anni, perché sono i ragazzi a richiederlo. Il tecnico deve facilitare il gioco e non essere l’attore principale, essere innovativo per raggiungere un livello di miglioramento successivo. Non può fare solo quello che ha sempre fatto e deve far suo questo concetto: il miglior allenatore del mondo è il gioco del calcio stesso. I bambini vengono allenati in maniera eccessiva, spesso sono per gli allenatori tele bianche da riempire, invece occorre capire che i giovani hanno un incredibile potenziale e un’intelligenza da stimolare, dalla quale attingere. L’allenatore deve utilizzare le partite facilitate, tramite le quali i bambini scoprono, da soli, i segreti del gioco e devono creare un ambiente nel quale i giovani crescono in modo naturale. Così facendo, i giovani migliorano l’intelligenza tattica, che diventa la caratteristica più importante di un giocatore di calcio. Senza intelligenza tattica, il giocatore forte o veloce perde molto del suo potenziale. Viceversa con l’intelligenza tattica, il giocatore piccolo può superare ogni avversario. L’intelligenza tattica è la capacità di leggere la partita e prendere le migliori decisioni nei tempi più rapidi possibili. Segreti in pillole:
1 Proporre il calcio a 5 nella scuola calcio migliora la tecnica dei bambini
2 Sviluppare il calcio a 5 in ambito scolastico, sfruttando gli spazi ricreativi
3 Il calcio a 5 è propedeutico al calcio a 11. Migliora l’intelligenza tattica dei bambini, soprattutto se l’istruttore li lascia liberi di giocare e non si impone di continuo.
Se sei un dirigente sportivo, rifletti se il calcio a 5, per le sue caratteristiche, riesce a colmare queste esigenze. Poi decidi se farlo praticare nell’attività di base della tua società, ne gioverà il gioco della società e di tutti i giocatori coinvolti.
Giorgio Pesce

