Passa al contenuto principale

CONOSCERE PER AVERE RISPETTO DELLA DIGNITA’ UMANA

Visto che in ogni Comune si devono perseguire obiettivi che diano piena attuazione al rispetto della dignità umana, uguaglianza ed inclusione sociale, specie per le fasce più deboli della popolazione (penso agli anziani e alle persone con disabilità) credo che tutti noi siamo chiamati a conoscere le normative, ad interessarci dei servizi, delle strutture e attività che le istituzioni mettono in atto nella nostra Comunità, per poter meglio ottemperare a questo principio di dignità delle persone e qualità della vita, specie in ambito sanitario e sociale. Mi rendo conto che molto spesso parliamo di queste questioni in modo superficiale e anche le strutture pubbliche ci sembrano lontane e generiche, perché purtroppo è nella natura umana che solo quando i problemi ci investono direttamente, diventiamo attenti osservatori, vediamo quello che funziona o non funziona e diventiamo critici.

Il mondo della disabilità ci offre il primo grande esempio. Se pensiamo alla disabilità motoria, ci viene subito in mente chi vive su una carrozzina ed ogni giorno si scontra con innumerevoli barriere architettoniche; il nostro senso civico ci fa dire che il Comune deve perseguire l’abbattimento delle barriere (c’è ancora tanto da fare!) ma ci rendiamo conto che ad eliminare gli ostacoli devono contribuire anche i privati adattando, per esempio, i negozi e gli uffici aperti al pubblico! Alziamo la voce se vediamo un normodotato che parcheggia sul posto dei disabili e ricordiamo a tutti che oggi la Corte Suprema ha riconosciuto che è reato (penale) perché si tratta di un caso di violenza privata, in quanto viene negata una libertà e un diritto al portatore di handicap. Ma quanti altri problemi vive ogni giorno il disabile motorio, dove la barriera architettonica è solo uno dei tanti! Quante e quanto varie sono le disabilità che costringono intere famiglie ad affrontare ogni giorno situazioni insostenibili, sia dal punto di vista fisico che mentale (es. gravi forme di autismo, malattie psichiatriche, stomizzati, ecc.) dove per certo non si risponde completamente ai bisogni di queste famiglie e, di conseguenza, non si raggiungono gli obiettivi di rispetto della dignità umana. Allo scopo esistono le associazioni che intervengono a dar voce e a reclamare dignità per i loro associati. In questo momento mi viene in mente una importante richiesta fatta dall’ENS (Ente nazionale sordi) che è quella di equiparare le provvidenze economiche dei disabili sensoriali alle altre categorie (es. ciechi), ponendo fine alla ingiusta discriminazione e disparità di trattamenti previdenziali! Condividiamo pienamente perché è impensabile che una persona sorda possa vivere dignitosamente con una indennità di poco superiore a 250 €.

Ma il nostro impegno troppo spesso si ferma là, non riusciamo a contribuire a fare cassa di risonanza con chi vive quotidianamente un handicap, anzi talvolta involontariamente, alimentiamo discriminazione e poco rispetto, specie laddove le disabilità non appaiono evidenti! L’altro grande problema, trattato in modo superficiale è quello degli anziani; si pensa sempre che sia un problema degli altri quello di garantire assistenza e prendersi cura della persona anziana, finché non ci succede direttamente, non pensiamo all’importanza di conoscere le strutture sanitarie del nostro territorio , le RSA, le case di riposo ecc. Ma a tutti, prima o poi capita; tutti abbiamo un genitore o un parente anziano, spesso non autosufficiente, da inserire in casa di riposo, o da essere accudito da una badante, (ora si chiama assistente familiare), solo allora si capisce quanto sia difficile e snervante un inserimento in rsa oin casa di riposo, quanta sia la burocrazia, quanti gli incartamenti da presentare (modello ISEE – indicatore della situazione economica – e scheda SVAMA – scheda di valutazione multidimensionale dell’anziano), quanto siano lunghi i tempi di attesa !

Per la prima volta capiamo che è importante aumentare le impegnative di residenzialità (che permettono l’accesso ai centri di servizi in convenzione), capiamo che è fondamentale determinare il calcolo del punteggio in modo uniforme su tutto il territorio, e conveniamo che diventano indispensabili i contributi regionali e comunali! Quando non c’è la soluzione della “badante” e si decide per la casa di riposo, se il punteggio è troppo basso e non c’è contributo regionale, si accede pagando la retta per intero! Per chi è solo e non ha alcuna disponibilità economica, deve interviene il Comune, ma anche chi ha qualche risparmio, deve necessariamente coinvolgere la famiglia perché la pensione, molto spesso, non consente il pagamento della retta. L’anziano che entra in casa di riposo (qualche volta contro la sua volontà) perde la continuità della sua esistenza, si sente “ricoverato” perchè vive i ritmi e i tempi preordinati della struttura e, se viene inserito frettolosamente (il più delle volte avviene cosi per necessità ) non è preparato e accompagnato all’inserimento, gli sembrerà di essere abbandonto e comunque di non ricevere adeguata risposta ai suoi bisogni.

Sarebbe triste rilevare che, anche gli ultimi anni di vita, potrebbero diventare poco dignitosi se l’anziano si sente trascurato dalla famiglia, la quale, per mantenerlo in una buona struttura, deve sobbarcarsi un oneroso impegno economico! Ecco allora la necessità di conoscere atti, normative, strutture e tutto ciò che concerne la sfera del rispetto della dignità umana senza sentirci dire, ora che siamo messi in ginocchio dal coronavirus, “si però erano tutti anziani……”.

Annamaria Tomaello coordinatrice
INSIEME PER IL BENE COMUNE