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PIAGGIO CIAO – IL MITO DI UNA GENERAZIONE

Per noi ragazzi, nati dopo gli anni 2000, sembra una cosa strana vedere per la prima volta quella che sembra una “bicicletta con il motore”, ma per i nostri genitori questa era una normalità che negli anni 70/80 ha rivoluzionato la loro indipendenza al punto che tanti la ricordano come “generazione Ciao”. Incuriositi, intervistiamo Gianni Coi che in quegli anni gestiva, assieme alla famiglia, la concessionaria Piaggio di Mirano. Gli chiediamo di raccontarci come e quando è nato il Ciao: Il Ciao è stato progettato nel 1965 ed è stato presentato l’11 ottobre 1967. Io all’epoca ero piccolissimo, ma si può dire che mi ha accompagnato per i miei primi trent’anni. Il padre del Ciao era l’Ingegner Bruno Gaddi, collaboratore tra l’altro dell’Ingegner Corradino D’ascanio, il padre della Vespa.


Sicuramente per la sua estetica innovativa, praticità ed essenzialità. All’epoca i ciclomotori esistenti erano costruiti attorno ad un telaio a tubo su cui erano attaccate le ruote, con un serbatoio sopra ed un motore sotto. Il Ciao invece si presentava con una linea moderna dove tutto era funzionale. Per esempio: il serbatoio era scatolato nel telaio, il motore nascosto anch’esso nel telaio sotto un comodo poggiapiedi, con una monetina potevi smontare le fiancate e controllare la trasmissione, la presenza dei pedali che permettevano l’avviamento e tramite un pulsante nel mozzo si poteva scollegare il motore e pedalare come una normalissima bicicletta. Anche tecnicamente aveva soluzioni all’avanguardia, il motore e la trasmissione funzionavano a secco (senza olio lubrificante) il che portava a spese di manutenzione praticamente inesistenti. Per ultimo da non sottovalutare il fatto che con un litro di miscela al 2% si potevano percorrere fino a 70 Km. Caspita, si potevano percorrere 100 Km con 3 euro! E quanto costava il Ciao? Il primo Ciao costava 55.000 lire (pari a circa 28 euro), non aveva nessun tipo di ammortizzazione e la forcella ed il freno anteriore erano quelli di una bicicletta, ma con solo 4.000 lire (2 euro) in più si poteva avere la forcella ammortizzata ed il freno anteriore a tamburo.

Cosa significava per un ragazzo dell’epoca possedere un Ciao?
Dava un senso di libertà assoluta, potevi andare autonomamente in qualsiasi posto con gli amici, al mare a Jesolo o a Sottomarina, sui colli o sulle prime montagne come il Monte Grappa. Non bisogna dimenticare che all’epoca non esisteva ne la targa ne il patentino e non erano obbligatori assicurazione e casco, bastava avere 14 anni e voglia di divertirsi.

Quanti Ciao sono stati prodotti?
Durante i quasi 40 anni di produzione sono usciti dagli stabilimenti di Pontedera 3 milioni e mezzo di esemplari. Il Ciao è stato il ciclomotore italiano più venduto al mondo. Pochi sanno che ne esiste anche una versione a tre ruote, il Ciao Porter. Era un Ciao che al posto della ruota anteriore aveva un cassone e due ruote laterali e serviva per i piccoli trasporti di merce nelle città.

I suoi ricordi legati al Ciao?
Mi ricordo che negli anni del boom c’era talmente tanta richiesta che bisognava prenotarlo ed attendere mesi per la consegna. Le ragazze lo mantenevano originale, mentre i ragazzi facevano a gara per elaboralo ed aumentarne la velocità, c’erano Ciao modificati nei garage di casa che arrivavano a 100 Km/h. Mi ricordo del concorso a premi che è durato qualche anno “il giorno che il Ciao non costa niente”, praticamente durante il mese di febbraio chi acquistava un Ciao poteva spedire una cartolina con indicato il giorno di acquisto, successivamente veniva estratto un giorno ed i fortunati si vedevano rimborsare il prezzo in gettoni d’oro. Io ne conservo ancora qualcuno regalatomi dai clienti fortunati.

Per concludere, nostalgia?
Si tantissima, anche se in questi ultimi anni c’è il piacere di vederlo riscoperto da parte di quella che è stata la “generazione Ciao”. Si restaurano sempre di più i Ciao della gioventù che erano dimenticati impolverati nei garage e si ritorna un po’ ragazzi.

Ringraziamo Gianni, e chissà che anche qualche quattordicenne di adesso abbia voglia di riscoprire il mitico Ciao.

Sara e Luca Coi