Nei giorni scorsi è stato dato l’ultimo
via libera al “Bosco dello Sport”, progetto cardine del Comune di Venezia e
soprattutto un’infrastruttura sportiva
discussa da più di cinquant’anni da
tutte le forze politiche.
E’ chiaro che
un progetto di questa portata sollevi,
giustamente, molte domande sia tra i
tifosi che tra i cittadini. Nelle righe a
seguire voglio fare un po’ di chiarezza su alcuni punti ma prima di tutto:
di cosa stiamo parlando? Alla base
del Bosco dello Sport ci sono tre pilastri fondamentali: un nuovo stadio da 16 mila posti, un’area per sport, concerti e grandi eventi da oltre 10 mila
spettatori ed un’ampia area boschiva
destinata a parco. Tutto questo sarà
realizzato nel quadrante di Tessera. E’
innegabile che queste infrastrutture
siano ormai necessarie per il nostro
territorio. Una città di fama mondiale come Venezia, nonché capoluogo di
Regione, non può permettersi di avere
strutture sportive non adatte ai tempi
moderni. Basti pensare che le uniche
due strutture di “alto livello” oggi hanno 110 anni (il Penzo) e 45 anni (il Taliercio). Negli anni a causa dell’impossibilità di sistemare gli spazi esistenti,
molte società veneziane sono dovute
“emigrare” in altri comuni.
Oltre a non poter assistere a nessun concerto o evento musicale rilevante nella nostra zona. Per ottemperare a questa drammatica mancanza, sembra incredibile, ma si parla di realizzare un nuovo stadio a Venezia dal 1954, ovvero 69 anni fa! In oltre mezzo secolo di storia sono stati presentati almeno 8 progetti-iniziative, mai decollati. Si è certo che il territorio chiede questo progetto, è altrettanto vero che puntare sul settore privato in Italia, in questo ambito, non è facile. A Venezia tutti ricordano il “caso Zamparini”, che da privato non riuscì a costruire lo stadio per contrasti politici con la giunta di centro sinistra dell’epoca. Ma questa è storia, se vogliamo guardare al presente oggi in Italia il 93% degli stadi è di proprietà pubblica. Sono appena 5 gli stadi privati nel nostro Paese e contemplano tutte ristrutturazioni di impianti già esistenti: Torino (Juventus), Udine, Reggio Emilia (Sassuolo), Bergamo (Atalanta), Frosinone. Si parla molto negli ultimi anni di nuovi impianti privati o di ristrutturazioni, ma in tutti i casi nessuno dei progetti presentati è ancora riuscito a partire (Roma, Milano, Firenze, Bologna, Parma, Cagliari e altre città). Con il Bosco, il Comune di Venezia interviene togliendo tutta cubatura commerciale prevista dai piani urbanistici attualmente in vigore. Stiamo parlando di 600mila metri cubi di cemento che saranno sostituiti da 82 ettari di verde, con 100mila nuove piantumazioni. Penzo e Taliercio saranno quindi abbandonati? Assolutamente no, entrambe le strutture continueranno ad essere centrali per l’attività sportiva e rimarranno a servizio delle squadre cittadine. E’ necessario quindi guardare avanti, non ai prossimi 5, ma ai prossimi 50 anni. Dopo ben 69 anni, o si prende questa occasione, oppure Venezia e l’area metropolitana saranno destinate a rima- nere escluse dai grandi eventi e dallo sport d’eccellenzza.
Oltre a non poter assistere a nessun concerto o evento musicale rilevante nella nostra zona. Per ottemperare a questa drammatica mancanza, sembra incredibile, ma si parla di realizzare un nuovo stadio a Venezia dal 1954, ovvero 69 anni fa! In oltre mezzo secolo di storia sono stati presentati almeno 8 progetti-iniziative, mai decollati. Si è certo che il territorio chiede questo progetto, è altrettanto vero che puntare sul settore privato in Italia, in questo ambito, non è facile. A Venezia tutti ricordano il “caso Zamparini”, che da privato non riuscì a costruire lo stadio per contrasti politici con la giunta di centro sinistra dell’epoca. Ma questa è storia, se vogliamo guardare al presente oggi in Italia il 93% degli stadi è di proprietà pubblica. Sono appena 5 gli stadi privati nel nostro Paese e contemplano tutte ristrutturazioni di impianti già esistenti: Torino (Juventus), Udine, Reggio Emilia (Sassuolo), Bergamo (Atalanta), Frosinone. Si parla molto negli ultimi anni di nuovi impianti privati o di ristrutturazioni, ma in tutti i casi nessuno dei progetti presentati è ancora riuscito a partire (Roma, Milano, Firenze, Bologna, Parma, Cagliari e altre città). Con il Bosco, il Comune di Venezia interviene togliendo tutta cubatura commerciale prevista dai piani urbanistici attualmente in vigore. Stiamo parlando di 600mila metri cubi di cemento che saranno sostituiti da 82 ettari di verde, con 100mila nuove piantumazioni. Penzo e Taliercio saranno quindi abbandonati? Assolutamente no, entrambe le strutture continueranno ad essere centrali per l’attività sportiva e rimarranno a servizio delle squadre cittadine. E’ necessario quindi guardare avanti, non ai prossimi 5, ma ai prossimi 50 anni. Dopo ben 69 anni, o si prende questa occasione, oppure Venezia e l’area metropolitana saranno destinate a rima- nere escluse dai grandi eventi e dallo sport d’eccellenzza.

