LUCI E OMBRE NEL MONDO AGRICOLO DALLA FESTA DELL'AGRICOLTURA DI MIRANO

LUCI E OMBRE NEL MONDO AGRICOLO.

La 21ª Festa dell’Agricoltura di Mirano ha offerto, quest’anno in modo emblematico, lo spunto per alcune importanti considerazioni, una in modo particolare, che potrebbe essere caratterizzata da questa battuta: “siamo alla frutta”?, cioè, la produzione agricola, locale e nazionale, sta arrivando ad una situazione così precaria come da più parti si prospetta?

È un interrogativo che sta interessando i livelli politici mondiali del settore, se nella 66ª sessione dell’assemblea generale delle Nazioni Unite il 2014 è stato dichiarato “Anno internazionale dell’agricoltura familiare” (IYFF), con l’obiettivo di «riposizionare l’agricoltura familiare al centro delle politiche agricole, ambientali e sociali delle agende nazionali per individuare le lacune e le opportunità esistenti e per promuovere uno sviluppo più equo e bilanciato». In questo contesto la FAO auspica la promozione del dibattito e della cooperazione a livello nazionale, regionale e globale sulle sfide che gli agricoltori devono affrontare per sostenere efficacemente il loro settore.
Un auspicio che, dunque, pone le basi per un approfondito esame della situazione, ma che deve compiere ancora molta strada: per rendersene conto basta leggere qualche dichiarazione dei responsabili del settore o seguire i fatti di cronaca riportati dai quotidiani, come quello dell’embargo russo, che sta recando ingenti danni alle nostre esportazioni; o il fatto dei prodotti extracomunitari spacciati per nostrani, ma di qualità assolutamente inferiore e da cui dobbiamo difenderci. Sta di fatto che per tutto questo, assieme al perdurare del maltempo, i coltivatori italiani lamentano un mancato guadagno di oltre un miliardo di euro. Se poi si aggiunge la riduzione dei consumi da parte della popolazione, bisogna fare i conti con un fenomeno che non accadeva dal 1959, la “deflazione”, cioè quella situazione economica per cui sul mercato il livello dei prezzi scende per mancanza di richiesta, causando una recessione sempre più difficile da arginare: la merce resta invenduta e il settore agricolo entra in sofferenza.
È una realtà che sta interessando sempre di più il Veneto e il Miranese, anche se le opportunità di ripresa ci sono, come si apprende dal “Programma di Sviluppo Rurale”, sottoposto il 20 giugno scorso all’esame della Commissione agricoltura del Consiglio regionale del Veneto: la nostra agricoltura «potrà contare, da qui al 2020, su finanziamenti pubblici europei, statali e regionali per un miliardo 184 milioni di euro, finalizzati a sviluppare e consolidare il settore e la competitività delle aziende. I finanziamenti saranno principalmente indirizzati alle imprese private, alla montagna e ai giovani».
Ma è proprio il “settore giovani” a rappresentare un grave handicap per il mondo dell’agricoltura: finora infatti si deve parlare di “fuga dalle campagne” da parte degli under 35, con una diminuzione dal 2000 al 2010 pari al 40%. Serve dunque un’inversione di tendenza, favorita dal fatto che, come riportato dal Corriere della Sera (18 agosto), la facoltà di Agraria è quella che attualmente garantisce le maggiori possibilità di inserimento nel mondo del lavoro, mettendo a disposizione del settore inventiva, capacità e lungimiranza. E sono molte le possibilità messe in cantiere anche dal governo, come ad esempio quella che garantisce alle imprese agricole gestite da giovani di usufruire di mutui fino a 10 anni a tasso zero. Inoltre ci sono molte figure professionali che il settore richiede, come consulenti, progettisti meccanici, addetti agli uffici spedizioni, agenti di commercio, tecnici agronomi, solo per citare alcuni esempi: una buona prospettiva per i 22 Istituti per l’Agricoltura e l’Ambiente presenti nel Veneto, tra cui il “Korand Lorenz” di Mirano.
Attenzione però a non perdere queste ultime opportunità, perché, come giustamente ha commentato Massimo Zanon, presidente veneto della Confcommercio (Corriere del 13 agosto): «Ogni volta che un’impresa chiude, vuol dire che il termine ultimo è già scaduto».

Paolo Leandri

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