Il brutto episodio di avvelenamento dei cani allarga i suoi confini e coinvolge anche Mirano

Le indagini sono ancora in corso, e ad oggi siamo arrivati a quota 14 cani morti a Spinea (VE) avvelenati dai bocconi disseminati nell’area cani, realizzata appositamente per il loro svago, tra via Baseggio e via De Curtis, non lontano dalla zona del supermercato Pam. Negli ultimi giorni si sono spenti anche i cani di taglia più grossa. Grande è il dolore per chi oltre all’investimento per aver acquistato cani di razza, si vede togliere in modo crudele l’animale che aveva fatto crescere con un reciproco scambio di affetti e attenzioni. Il legame che si crea con un cane è un dono prezioso che impone obblighi morali non meno impegnativi dell'amicizia con una creatura umana; un fenomeno magnifico e misterioso.
 
Il brutto episodio allarga i suoi confini e coinvolge anche Mirano. Il fatto, del mese scorso, ha colpito un labrador color miele meticcio con un alano. Un animale sano e di taglia importante che abitualmente viene accompagnato nelle aree verdi per la sua uscita quotidiana. M.M., la sua padrona di Mirano, ricorda la brutta avventura: “Con Oliver facciamo sempre lo stesso giro e più o meno negli stessi orari, quando sulla riva del fosso tra l'erba, nei pressi del tiro a piattello di Mirano, si è messo ad annusare un pacchetto iniziando a mangiare qualcosa. Erano bocconi avvelenati; ne ha ingoiato uno mentre il secondo gliel'ho tolto dalla bocca; è stata questione di secondi. Più precisamente erano quattro wurstel tagliati a metà in cui avevano messo delle pastiglie di veleno per topi.
Erano legati con uno spago per tenerli chiusi. Sono corsa subito a casa e lo abbiamo portato da un veterinario qui in zona, nel tragitto e dal veterinario, Oliver, continuava a stare male e vomitava spesso. Dopo la prima visita, il veterinario ci ha consigliato di correre subito a Padova dove c'è una clinica specializzata. Prontamente soccorso gli hanno fatto flebo e lavanda gastrica, lo hanno ricoverato e tenuto sotto controllo un giorno e una notte. Ci hanno detto che è stato fortunato perché è sano e di taglia grande, se fosse stato più piccolo sarebbe morto poco dopo.”
Sembrerebbe un fatto isolato inspiegabile che comunque, per la tipologia del confezionamento, fa riemergere vecchi attriti tra gli agricoltori e i cacciatori che spargevano bocconi avvelenati in alcune aree per far desistere l’accesso nei territori a chi pratica l’attività venatoria della caccia. Questa ipotesi è sostenuta anche dalle forze dell’ordine, poiché, sia per la derattizzazione che per il randagismo esistono sistemi più moderni ed efficaci. Speriamo non si ripeta, ma consigliamo di tenere sempre gli occhi aperti.
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