LA PRIVACY NEL MONDO DIGITALE, IL GDPR E IL TRATTAMENTO DEI NOSTRI DATI PERSONALI

Maurizio foffano MMsettembreLa Privacy nel mondo digitale, il nuovo Regolamento Europeo e il trattamento dei nostri dati personali.

Con l'entrata in vigore del nuovo regolamento dell'Unione europea sul trattamento dei dati personali, noto come GDPR dall'acronimo General Data Protection Regulation, è iniziata una nuova era su quanto è definito il nuovo petrolio. Le nuove ricchezze si basano sul possesso di dati e informazioni in grande quantità (big data) soprattutto se queste possono influenzare l’ultimo elemento della catena ossia la persona e pertanto ci siamo dentro anche noi. Per “influenzare” s’intende che direttamente o indirettamente siamo condizionati nel comportamento o nell'atteggiamento sia commerciale sia sociale o politico. Non possiamo essere in contrasto con le nuove tecnologie; dobbiamo conviverci e adeguare costantemente il nostro modo di utilizzarle. Ecco perché l’Europa si è sentita in dovere di dare delle regole di sicurezza e riservatezza sui dati delle persone fisiche riconoscendo a chiunque il “diritto alla protezione dei dati personali” mettendoli allo stesso livello del “diritto alla vita e alla salute”.

Per garantire tale diritto sono previsti una serie di strumenti che principalmente riguardano la correttezza del trattamento e la possibilità d’intervento dell'interessato sui propri dati. Tutte le aziende dovranno mettersi in regola in tutti i Paesi europei sulla correttezza, trasparenza e liceità del loro trattamento vietando di “trattare dati personali che rivelino l'origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, o l'appartenenza sindacale, e trattare dati genetici, biometrici intesi a identificare in modo univoco una persona fisica, dati relativi alla salute o alla vita sessuale o all'orientamento sessuale della persona”.

Una vera rivoluzione se pensiamo che le pubblicità che vediamo su web e sul social si basa sulle tracce digitali che lasciamo navigando, usando app, postando delle foto o semplicemente visitando i social. Sono loro a svelare i nostri “gusti” e i nostri “orientamenti”; un’ennesima conferma che il mondo digitale ci scheda diventando noi il vero obiettivo. Siamo merce preziosa “spiata” non solo sfruttando il mezzo più utilizzato, lo smart-phone o il personal computer, ma per ogni nostra attività tracciabile come una carta di credito o la tessera fedeltà dei negozi, un'app o la nostra semplice navigazione su web e social facendoci lasciare ogni giorno centinaia di tracce personali. Per non parlare delle comunissime telecamere che troviamo ovunque, dei telepass o dei programmi o sistemi di geo-localizzazione dei nostri telefonini o automezzi.

Da quanto si sente, emerge che queste tracce dovrebbero servire a migliorarci la vita, a non disturbarci su “cose” che non ci interessano, per darci un servizio migliore e in parte è sicuramente vero. In realtà questi dati vengono sempre più spesso elaborati e usati per orientarci a comprare un certo prodotto a visitare un certo posto, a cliccare su una notizia invece di un'altra, a frequentare un certo gruppo di opinione raccogliendo altre informazioni e fare business. 

Il GDPR sta mettendo dei paletti che vietano l'uso dei nostri dati cosiddetti “sensibili” soprattutto per manipolarci. Dobbiamo tener presente che il valore dei dati e della pubblicità digitale è ormai talmente grande che, anche se i giganti del web e dei social sono costretti al rispetto del Regolamento Europeo, queste aziende potranno trattare i dati sensibili esclusivamente “se l'interessato ha prestato il proprio consenso”. Una riflessione importante che dovremmo fare tutti è di non regalare i nostri dati, pertanto dovremmo pensarci due volte prima di accettare o prestare il consenso a tutti. Nella stragrande maggioranza l'utente medio pur di accedere ad un servizio, un'app, un sito o un social già oggi fornisce i propri dati personale e dà il proprio consenso al trattamento senza avere letto attentamente a ciò che gli è chiesto. Sostanzialmente, perché siamo pigri o distratti e in certi casi un pochino irresponsabili. Se ci teniamo veramente alla nostra e all’altrui privacy dovremmo prestare molta più attenzione a ciò che facciamo nel mondo digitale soprattutto per la pubblicazione (divulgazione) d’informazioni, commenti, foto che riguardano anche altre persone.

Persone e aziende più attente e coscienziose ci rendono sicuramente più sicuri e più liberi.

Maurizio Foffano

IT Manager - www.tecnosoft.it

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